Cento passi nella meglio pazzia
Martedì 3 Giugno 2008
Ieri ho visto Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana.
Non sto a perdere tempo nel riassumere la trama e nel commentare la gran bella prova degli attori (inclusa la troppo spesso sottovalutata Monica Bellucci).
Voglio invece dire qualcosa sulla “confezione visiva” del film. Mi spiego: Giordana è un regista italiano dal quale traggo pensieri, emozioni e stimoli etici, come non mi accadeva dagli anni ‘70. Dopo essermi sentito più che coinvolto da I cento passi ed aver ritrovato un cinema all’altezza del Novecento di Bertolucci ne La meglio gioventù, con Sangue pazzo mi conferma d’essere un valore forte e sicuro del panorama cinematografico internazionale. Devo però rilevare, in quest’ultimo suo pur eccellente lavoro, un approccio stilistico agli anni ‘40 che non mi pare del tutto risolto.
Durante il film mi sono difatti sorpreso ad “uscirne” più volte per fare, tra me e me, considerazioni, certo ammirate, su alcuni aspetti scenografici. Tanto per cominciare le luci sono curate a tal punto da dare la sensazione di ritrovarsi di fronte ad una ben più costosa produzione hollywoodiana. Anche la ricostruzione dei luoghi è davvero impeccabile. Non solo gli ambienti poi, ma persino il più fugace veicolo o divisa sono fedelmente descritti. Roba quest’ultima da conoscitori raffinati o specialisti del modellismo storico-militare. Il tutto però mi ha ricordato certe suggestioni delle fotografie di Paolo Ventura.
Ventura ricostruisce meticolosamente in miniatura le scene che fotografa. Il sapore che ne viene alle immagini è davvero inquietante. Un misto di deja vu e finzione che gioca con il nostro inconscio collettivo.
Non penso che Giordana avesse questo in mente quando accoglieva quel tipo di impianto visuale per il suo film. A meno che, il discorso sulle “controfigure” fatto fare da Osvaldo a Vero (nome quest’ultimo rigorosamente storico, ma quanto mai curioso…) mentre il camion viaggiava verso la morte dei due amanti, non si possa estendere a tutto l’impianto scenico.
Questa possibilità suggestiva è in fondo avvalorata anche dalla scelta di stilizzare l’inizio e la fine del film con un bianco e nero dal sapore rosselliniano. Tra l’altro, detto en passant, proprio all’inizio del film si vede una zona industriale ripresa da un punto di vista che fa venire in mente il primo Gabriele Basilico.
In ogni caso, ai miei occhi, simili scelte, per quanto frutto di encomiabile professionalità, diminuiscono la forza dell’intera opera. Al punto che mi impediscono di “entrare” nel film con quella completa partecipazione auspicata dal grande André Bazin. Anzi, riconosco che solo una sceneggiatura davvero attenta e la recitazione di alto livello offerta da tutti gli attori, Zingaretti e Boni in testa, consentono a “Sangue pazzo” di essere un lavoro importante per la filmografia di Giordana e significativo per la nostra tradizione cinematografica.
Forse, l’aver imparato “troppo bene” come si ricostruisce un periodo storico, testimonia della capacità dei professionisti e della bontà delle scuole che li formano, ma non è “l’arma più forte” per far avanzare un regista, anche di un solo fotogramma, lungo la strada che dai “film” porta al cinema.
Entry Filed under: Cinema, Fotografia. Tag: Alessio Boni, Cinema, Cinema Italiano, Luca Zingaretti, Marco Tullio Giordana, Monica Bellucci, Neorealismo, Paolo Ventura, Sangue pazzo, scenografia.
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1. Sandro | Mercoledì 4 Giugno 2008 at 14:58
Solo ora scopro questo cambiamento e solo ora ti vedo.
Continuerò a seguire questa avventura.
A presto. Sandro.
P.S. Ho messo un post che cita il nuovo abito di Luigi.
2. luigiwalker | Mercoledì 4 Giugno 2008 at 18:12
Grazie Sandro.
Speriamo poi di trovarci presto anche con Robi per riprendere i nostri scambi di idee e umanità davanti a una buona Menabrea
Alla prossima!
3. Beppe | Venerdì 6 Giugno 2008 at 9:40
Ciao Fulvio,
grande cosa questa tua nuova creazione editoriale. Fotografia al centro ma discorso allargato alla cultura dello sguardo e all’arte in genere (cinema, letteratura e quant’altro).
Un posto caldo e bene illuminato in cui stare per un po’.
Grazie e a presto
Beppe
4. luigiwalker | Venerdì 6 Giugno 2008 at 15:27
Sì Beppe, è proprio come dici e sono contento di saperti in contatto. Proprio tu tra l’altro mi desti un’indicazione di lettura della quale penso di parlare più avanti.
Ti abbraccio e alla prossima!