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Perdersi a Milano
Domani vado a Milano.
Ci vado ogni volta che posso, da sempre, per tuffarmi in un ambiente urbano così diverso dalla “città quadrata” in cui sono nato e vivo.

Di Milano mi affascina la molteplicità caotica della sua urbanistica, che riflette perfettamente la entropica volontà collettiva di lavorare e prosperare: “ognuno per sé e la Madunina per tutti!”. Come torinese, godo poi del grande privilegio di potermici perdere con la massima facilità. Qui nel Castrum Taurinensis per tornare al punto di partenza è sufficiente girare sempre a destra o sempre a sinistra. Applicare questa elementare regoletta a Milano significa invece finire chissà dove!

Da bravo vagabondo urbano non posso quindi farmi sfuggire un simile divertimento. Anche domani andrò dove devo andare per vie nuove e sconosciute. Niente auto, metropolitana e mezzi, né cartine. Solo un indirizzo che sembra quello di un panettone: viale Alemagna, 6. Altro riferimento milanesissimo: Cadorna. Qui il generale responsabile della morte inutile di tanti italiani si riabilita con un “MM” e diventa responsabile del movimento utile di tanti milanesi.

Cosa vado a fare domani a Milano, oltre che a perdermici? Di solito visito mostre, di fotografia of course, e incontro amici, non solo milanesi. Domani però sarà un giorno speciale. Questa grande città non finisce di riservarmi sorrisi. Dopo avermi dato per prima in assoluto l’opportunità di esporre la serie OLIMPIA, nella sede dell’Associazione Pol!femo alla Fabbrica del Vapore, ed aver visto la prima videopresentazione al di fuori di Torino della stessa serie , presso la libreria Micamera, ora mi consente di presentare il mio lavoro nell’ambito di un convegno alla Triennale Architettura.
Devo questa opportunità al prof. Giampaolo Nuvolati, autore di un saggio che per me è stato illuminante: “Lo sguardo vagabondo – il flâneur e la città da Baudelaire ai postmoderni“. Nella sua visione della flânerie come modalità quanto mai attuale di indagine sulla complessità contemporanea, ho ritrovato il senso profondo del mio agire. Domani quindi, sarà particolarmente interessante trovarsi insieme a scambiare pensieri e “guardare le figure” che vado portando dalle mie scorribande verso l’ignoto quotidiano.
7 comments Lunedì 16 Giugno 2008
Sulle tracce di Walker, Robert e Lee
Ho terminato ieri di leggere un saggio di Pier Francesco Frillici.
Si intitola “Sulle strade del reportage – L’odissea fotografica di Walker Evans, Robert Frank e Lee Friedlander“. L’editore è quel Roberto Maggiori, cavaliere solitario della fotografia contemporanea che corre su è giu tra Bologna e il centro Italia per stampare “roba buona”. Dopo l’impresa epica di essere riuscito a mettere in piedi una rivista italiana di fotografia come AROUND PHOTOGRAPHY , ha pensato bene di appesantire la sua croce con una collana di libri davvero non destinati a scalare le vette delle classifiche di vendita. Giusto per far subito capire a quali santi si sia votato, ha chiamato la casa editrice QUINLAN. Zio Orson ringrazia…
Venendo però al saggio di Frillici, devo dire che ho trovato la sua lettura decisamente interessante. Così interessante da farmi superare l’ostacolo non indifferente di note a piè di pagina stampate in un corpo più adatto alle clausole “trappola” dei contratti d’assicurazione.
Qui mi rivolgo a Roberto: “capisco l’economia, ma tieni conto che non ti leggono solo i giovanissimi frequentatori del DAMS di Bologna o dello IUAV di Venezia, please…”
Tornando a bomba, il saggio è in realtà triplo. Ogni autore viene affrontato singolarmente e in sequenza cronologica. Ad unirli è un legame, per me, inedito: il reportage. Questo fatto è, tra l’altro all’origine del mio acquisto. Volevo proprio vedere dove si voleva andare a parare.
Ora è presto per dire se Frillici mi ha convinto delle sue tesi o no. Lo è anche per, eventualmente, controargomentare. In ogni caso la lettura è di quelle che ti fanno pensare di non aver sprecato il tempo. Sì, quella sensazione di piramidoni che si mettono a girare nel cervello… In qenere, quando mi capita, vuol dire che qualcosa di quello che ho letto mi ha sollecitato a pensare e ripensare. Niente di più augurabile e bello mi aspetto da un’opera culturale.
10 comments Lunedì 2 Giugno 2008
