Archive for dicembre, 2006

Emanuela Petrini – Il silenzio.

Ho avuto il piacere di incontrare Emanuela a Roma durante la mia sessione di lettura dei portfolio, nell’ambito di Fotoleggendo 2006.

Dico “piacere” non per cortesia di circostanza, ma perché con autori come lei l’esperienza di leggere un portfolio prende il suo senso migliore: diventa uno scambio d’emozioni e idee tra due persone unite dal loro interesse per la fotografia.

Le fotografie riunite sotto il titolo “Il silenzio” sono parte di un lavoro ancora in corso, ma del quale merita iniziare a dare conto.

L’approccio di Emanuela è direttamente autobiografico. Le fotografie non sono preparate e pensate, ma arrivano addosso all’autrice, con tutta la loro carica emozionale, nello svolgersi del suo quotidiano esistere.
Ogni immagine è quindi una scintilla di silenzio, così come viene ascoltata dall’autrice.

In lavori come questo si rischia certamente la disomogeneità dei risultati, ma, riconoscendomi io per primo in questo approccio, trovo che abbiano dalla loro una grande autenticità di percorso e un’adesione così sicura al sentire più profondo dell’autore che egli stesso riesce a malapena a proseguire nel progetto, passo dopo passo. Questo procedere a tentoni garantisce l’essenziale: il valore di scoperta dell’opera. Senza questo, si ricade in un teatrino concettuale finto-esistenziale magari “perfettino”, ma simile ad un essere umano vivente come può esserlo un cadavere ben vestito.

Buon ascolto, quindi, del sussurrante silenzio di Emanuela Petrini.

Luigi Walker
5 dicembre 2006

 

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martedì 5 dicembre 2006 at 21:55

Maurizio Briatta – Cantieri.

Scrive Bruno Boveri nella presentazione della mostra “Cantieri” di Maurizio Briatta:

“(…) le sue fotografie sono rappresentazioni volontarie, fortemente volute e vissute, di parti, sezioni scelte di realtà. E se nella “scelta” del tema, di questo tema poi, ci può essere un’ipotesi “documentaria”, nella prassi fotografica (per non parlare dell’estetica sottesa) la rappresentazione prende il sopravvento sulla testimonianza, senza però perderla mai di vista.

E ancora:
“(…) Un po’ come quando, di fronte a uno spettacolo che non può vedere (o perché gli altri non vogliono o perché è difficile da sostenere) un bambino mette le mani davanti agli occhi, ma sbircia tra le dita. Non si vede tutto, ma si sublima la complessità e si coglie il nocciolo.

Nella scelta a favore di una rappresentazione che non si spinge fino a negare, o falsificare, il dato documentario si può quindi collocare questo lavoro di Briatta dedicato ai cantieri che trasformarono l’urbanistica di Torino in vista dell’appuntamento olimpico.

Una scelta che trova un esito convincente proprio grazie al modo “difettoso” dell’autore di guardare alle cose. Le sue forti sfocature sottolineano il piano di messa a fuoco e, al tempo stesso, gli contendono il dominio della scena. In questo modo l’autore impedisce alla sua rappresentazione di “nascondere lo sforzo”. L’osservatore rimane così abbastanza distanziato dall’opera da poterne recepire anche il sotteso aspetto documentario. Una tecnica questa che pare avere molto in comune con quella letteraria dello straniamento e che rivela l’approccio colto di Briatta all’esperienza fotografica.

Luigi Walker
5 dicembre 2006

 

Ringrazio Bruno Boveri per avermi gentilmente permesso di pubblicare estratti dal suo testo di presentazione scritto in occasione della personale di Maurizio Briatta alla Libreria Agorà di Torino (8 novembre – 30 dicembre 2006), realizzata nell’ambito della rassegna “Torino: 1 città, 1000 città“.

 

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martedì 5 dicembre 2006 at 18:26


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