Archive for gennaio, 2008

Vittorio Mortarotti – Focus Nord Kapp.

Un fatto biografico difficile da elaborare, come la perdita di un genitore, è all’origine di questo percorso della memoria verso un’identità da ridefinire.

Vittorio, raggiunta la stessa età che aveva il padre all’epoca, 23 anni, sente il bisogno insopprimibile di ripetere un suo viaggio automobilistico verso Capo Nord fatto in compagnia di tre amici durante l’estate del ’63. Il nuovo viaggio è però diverso. Vittorio si muove da solo e tutto sommato vuole proprio restare solo, quasi non vuole vedere niente, né parlare con nessuno.

In realtà cerca un’eco, ripercorre una strada di cui aveva sentito parlare per mettersi in “ascolto”, nel maggior silenzio possibile, in attesa di una voce lontana.

Quando pare che qualcosa si manifesti per davvero, usa una fotocamera caricata con pellicola in bianco e nero e una cinepresa amatoriale Super8, strumenti tipici dei viaggiatori degli anni ’60, per tentare di fissarlo.

Il termine di questo camminare di Vittorio non è però Capo Nord e non è nemmeno una sua riscoperta d’identità. Il termine è la presa d’atto che possiamo solo camminare, camminare, camminare fino all’ultimo respiro.

Luigi Walker
30 gennaio 2008

 

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mercoledì 30 gennaio 2008 at 21:44

Mattia Boero – Atelier.

Dopo aver vinto lo scorso anno la selezione del concorso “Ben venga maggio”, su altri sei interessantissimi lavori, approda ora anche nella galleria di Luigi Walker l’originale serie di Mattia Boero.

Questo viaggio dell’autore in un microcosmo cromatico è un omaggio al nonno pittore. La mozione affettiva all’origine del lavoro è quindi certamente la prima responsabile della carica emotiva che traspare dalle fotografie.

Tuttavia la delicatezza dei colori e delle forme è con tutta probabilità una reminescenza di stupori infantili riemersi man mano alla coscienza proprio grazie alla messa in atto dell’osservazione fotografica.

C’è sempre qualcosa di troppo incantevole nello spingere lo sguardo verso l’estremamente piccolo. È difficile non perdersi ad elencare semplici meraviglie formali. Qui è da ricercare il maggior merito di Mattia. Pur lasciandosi andare con fiducia all’analisi dei minuti frammenti del mondo quotidiano di un pittore a lui così caro, mantiene coerenza e attenzione al senso contemplativo del suo guardare.

Il risultato è la scoperta di quanta pittura sia già latente in ogni minimo elemento dei materiali usati dall’artista. Come a suggerire che più che creare qualcosa di nuovo si tratti in realtà di “ri-formare” qualcosa di già esistente.

Luigi Walker
28 gennaio 2008

 

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lunedì 28 gennaio 2008 at 21:23

Edward Rozzo – What’s Wrong?

What’s wrong? vuol dire: “cosa c’è che non va?”. Una domanda retorica, semplice, forse un po’ ingenua. È La prima cosa che uno dice quando non capisce cosa sta succedendo. È un segnale d’allarme che tutto non va per il meglio, ma non si sa ancora cos’è che non va. È un tentativo di indagare per capire.

Noi viviamo in un mondo particolarmente complesso. Non ci sono tantissime speranze per un pianeta malato ecologicamente, un’economia sull’orlo del caos, un mondo in guerra e una vita piena di dubbi, incertezze e angoscia. Un po’ tutti noi ci chiediamo: “cosa c’è che non va?”.

Visualizzare questo dubbio, questa domanda, non è facile. Qualcuno trova un’iconografia nei non-luoghi che ci circondano. Molti scrutano il paesaggio urbano, privo di vita, è dicono: “sì, oggi la vita è così; fredda, vuota, impersonale”. Io non vedo nel paesaggio molto di più del vuoto fisico. Mi sembra, comunque, troppo asettico. Mi sembra che il prezzo di tutta questa complessità si legga meglio sulle persone, e, in special modo, più intensamente sul viso delle donne.

Le donne mi sembrano il fulcro dei nostri conflitti. Sono loro che subiscono le maggiori contraddizioni. Quindi, ho cercato in loro la faccia, o meglio il prezzo, di questa complessità.

La stanchezza femminile mi sembra una chiave di lettura per tutta una serie di problemi connessi alla società stessa. Un’immagine emblematica piena di complessità. Questa serie di donne stanche visualizza la moltitudine di cose che non vanno. E infine: “cosa c’è che non va?” è la domanda che noi rivolgiamo ad ognuna di loro e che loro si rivolgono in continuazione.

Edward Rozzo
27 gennaio 2008

 

domenica 27 gennaio 2008 at 21:59


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