Archive for giugno, 2008

Torino 011 ovvero la biografia flessibile

biografia e flessibilità

Sabato scorso sono andato all’inaugurazione in contemporanea di due mostre.

Si tratta di eventi organizzati dalle istituzioni torinesi nell’ambito delle iniziative internazionali in corso sul Design e l’Architettura. Le sedi prescelte sono certamente suggestive. Nel caso della mostra TORINO 011. Biografia di una città, curata da Carlo Olmo e Arnaldo Bagnasco per l’Urban Center Metropolitano, è stata occupata una parte delle OGR (Officine Grandi Riparazioni) dismesse qualche anno fa dalle Ferrovie dello Stato. Sono edifici storici dell’architettura industriale e si affacciano sul nuovo grande viale della Spina Centrale. Dovrebbero, si spera presto, diventare sede di un’espansione della GAM per l’Arte contemporanea. Scelta che sarebbe davvero azzeccata perché questi grandi spazi si presterebbero benissimo ad ogni tipo di allestimento ed installazione. L’attuale mostra, in questo senso, è un test riuscito: i contenitori in legno grezzo, chiamati curiosamente “condensatori”, che ospitano le sezioni della mostra danno bene l’idea di quanto si potrebbe fare in futuro.

Nelle ex carceri Le Nuove subito a fianco delle OGR è stata allestita la seconda mostra, curata da Gusta Moura Guedes e intitolata FLEXIBILITY – Design in a fast-changing society. Qui la scelta d’allestimento è orientata ad una scenografia tutta fucsia decisamente “glamour”. Il contrasto con un luogo che fu di pena non poteva essere più marcato. Diversamente dalle OGR dove si respirava un’aria sobria, e persino accademica, qui il timore che subito mi ha assalito è stato quello di vedermi prossimamente immerso in una inattesa “Torino da bere”. Rispetto alla Milano craxiana d’antan, la diversità sarebbe legata all’esibizione di una vita trendy, tecnologica e iPod-like invece che fatta di nani, ballerine e relativi magnaccia. Al solo pensiero, mi è venuto un brivido di nostalgia per quei brutti tempi.

Da alcune fotografie realizzate durante la mia incursione ho ricavato il breve video che si può vedere  qui sotto.

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TORINO 011. BIOGRAFIA DI UNA CITTÀ

Periodo: 29 giugno – 12 ottobre 2008
Sede: OGR, corso Castelfidardo 18, Torino
Orario: da martedì a domenica, 11:00-20:00 (il giovedì fino alle 23:00); chiuso il lunedì.
Biglietto: 5,00 Euro intero; 3,00 Euro ridotto.
Info: +39 011 5537 950; www.urbancenter.to.it

FLEXIBILITY – DESIGN IN A FAST-CHANGING SOCIETY
Periodo: 29 giugno – 12 ottobre 2008
Sede: ex carceri Le Nuove, via Paolo Borsellino 1, Torino
Orario: da martedì a domenica, 11:00-20:00 (il giovedì fino alle 23:00); chiuso il lunedì.
Biglietto: 7,00 Euro intero; 5,00 Euro ridotto (gratuito mercoledì 13:00-15:00)
Info:  www.torinoworlddesigncapital.it

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lunedì 30 giugno 2008 at 10:46 2 commenti

Scene di passaggio (Soap Opera)

22 giugno 2008, Juan Les Pins (France) ©2008 Fulvio Bortolozzo
22 giugno 2008, Juan Les Pins (France)

23 giugno 2008, Juan Les Pins (France)   ©2008 Fulvio Bortolozzo
23 giugno 2008, Juan Les Pins (France)

venerdì 27 giugno 2008 at 9:40 2 commenti

UGO MULAS a colori?

©2008 Fulvio Bortolozzo

Come ogni saga che si rispetti, eccoci approdati al terzo episodio espositivo dedicato all’opera di Ugo Mulas. Stavolta la sede è la GAM di Torino, dove confluiscono le mostre di Milano e Roma.

©2008 Fulvio Bortolozzo

In occasione dell’evento, il direttore Castagnoli ha annunciato alla stampa una “chicca” esclusiva: Ugo Mulas a colori! Devo dire che la cosa mi ha fatto sobbalzare sulla sedia. È come se mi venisse detto che esiste un Luigi Ghirri in bianco e nero. Mi sono quindi addentrato nell’esposizione pieno di aspettative.

Gianni Berengo Gardin. ©2008 Fulvio Bortolozzo

La prima fotografia esposta non è di Mulas, ma di Gianni Berengo Gardin: un ritratto di Ugo colto al volo tra la folla che mette in evidenza il suo volto pasoliniano. Ho però potuto osservare con quale nobile indifferenza Berengo sia passato davanti alla sua opera, per andare invece a riguardare con grande attenzione quelle di Mulas.

©2008 Fulvio Bortolozzo

Proseguendo nella visita, ho avuto la sensazione di guardare l’antologica di un fotografo diverso da quello che il PAC di Milano mi aveva svelato. Mi spiego, la mostra milanese aveva un’impostazione più orientata a divulgare la metodologia del fotografo. Per esempio: accanto a tutta una serie di immagini conosciute venivano presentati gli ingrandimenti delle provinature da cui erano state estratte. Questo accorgimento espositivo consentiva di “leggere” il percorso di Mulas. Ci si poteva ben accorgere come dai primi esiti in stile reportagistico classico  l’autore fosse passato a scelte più comportamentali di stile concettuale. Cose queste che la singola fotografia nasconde. Certo, ci vuole da parte del curatore e del pubblico un approccio “fotografico” al tema, cosa purtroppo rara in contesti di arte contemporanea.

©2008 Fulvio Bortolozzo

La mostra al piano interrato si conclude con la canonica presentazione delle Verifiche ultima tappa fondamentale del percorso artistico di Mulas. Con questo lavoro, Ugo esce definitivamente dal contesto meramente “fotografico”, almeno così com’era vissuto negli anni ’60 e ’70 in Italia, ed assurge all’attenzione dell’arte contemporanea. In altre parole dal bruco fotografo era nata la farfalla artista.

©2008 Fulvio Bortolozzo

Va detto per inciso che, a parte l’episodio isolato di un Mario Giacomelli, il quale ricevette la patente artistica direttamente dal mitico John Szarkowski del MoMA, si dovrà purtroppo aspettare l’arrivo di Luigi Ghirri per veder celebrato nel nostro paese un fotografo come artista, senza che quest’ultimo abbia prima dovuto fotografare molti pittori, scultori e le loro tante opere.

Diapositiva 6x6

Ma il MULAS A COLORI?
Bisogna tornare al piano rialzato ed entrare nella seconda sezione della mostra. Qui sono radunati gli “sperimentalismi”, che però separati dal percorso complessivo dell’autore risultano un po’ troppo accorpati. Quasi fossero le interruzioni “rigeneranti” della vita di un professionista, piuttosto che lo sviluppo del pensiero di un artista. Al termine della sezione finalmente appaiono delle stanze tutte nere con delle luminose miniature policrome allineate sulle pareti. Si tratta di riproduzioni a contatto delle diapositive 6×6 (ed una 6×9…) selezionate dall’archivio di Ugo Mulas.

©2008 Fulvio Bortolozzo

Ho guardato e riguardato le immagini, senza capire cosa avessero di così eccezionale. Ai miei occhi sono oneste produzioni professionali a chiaro utilizzo prevalentemente editoriale e promozionale. Nel catalogo ad esse dedicato dalla GAM, splendidamente stampato da Electa, si vedono ancor meglio che in mostra. Nonostante questo, il mio parere non è mutato.

©2008 Fulvio Bortolozzo

Un poco deluso, sono tornato sui miei passi. In sintesi, posso senz’altro consigliare al pubblico torinese di visitare la mostra, in specie se non si sono viste le antecedenti milanesi e romane e nonostante sia stata programmata nell’infelice periodo stagionale riservato alle “mostre-ponte”. L’avrei certamente vista meglio al posto di quella “Fabre e l’Italia“, che tanto dev’essere piaciuta all’ambiente cittadino più tradizionalista. Se invece si viene da lontano proprio per vedere i “colori di Mulas”, direi che sfogliare il bel catalogo in qualche libreria vicino a casa sia un’esperienza più che sufficiente.


Controverifica

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UGO MULAS, LA SCENA DELL’ARTE

Periodo: 25 giugno – 19 ottobre 2008
Sede: GAM, via Magenta 31, Torino
Orario: tutti i giorni 10.00-18.00; chiuso il lunedì.
Biglietto: 7,50 Euro intero; 6,00 Euro ridotto.
(Gratuito il primo martedì del mese)
Catalogo: Electa, al bookshop.
Info: +39 011 442 9518; www.gamtorino.it

giovedì 26 giugno 2008 at 10:50 2 commenti

…tanto per passare il tempo

Nelle pagine personali di LUIGI WALKER arriva un lavoro di Luca Ferrari.

Il luogo affrontato dall’autore è piuttosto frequentato: si tratta di quel paesaggio urbano marginale fatto di orti più o meno abusivi. Gli orti sono al tempo stesso metafore esistenziali, basti per questo pensare al recente film francese Il mio amico giardiniere, ed occasione di socializzazione per individui nostalgici dei loro giovanili tempi contadini. Sarebbe stato quindi piuttosto facile imbastire un bel reportage “umanista” a colpi di visi solcati dalle rughe del tempo, mani consumate dal lavoro, arredamenti improbabili di casotti stentati e via così a cavallo tra un mal digerito Neorealismo e la mitizzazione del fotogiornalismo d’antan.

Luca sceglie invece di scomporre l’esperienza in tasselli inessenziali, dove persino le persone riprese faticano ad entrare, per poi ricomporla con un montaggio tutto giocato sulle associazioni d’idee. Il risultato è un piccolo quaderno d’appunti e contrappunti. Una musica interrotta da brevi silenzi bianchi che segnano i passaggi di temperatura e pensiero.

Non mi resta quindi che invitare a cliccare sulla fotografia qui sotto ed augurare: “buon ascolto”.

...tanto per passare il tempo

sabato 21 giugno 2008 at 9:35 4 commenti

Holga, chi era costei?

Holga

Segnalo brevemente un post apparso l’altro giorno sul blog Lo specchio incerto di Rosa Maria Puglisi che ha suscitato un paio di commenti miei ed uno di Sandro Iovine. Penso possa essere d’interesse anche per i lettori del mio blog darvi un’occhiata. Basta cliccare sulla fotografia qui sopra.

venerdì 20 giugno 2008 at 0:07 6 commenti

Un leone sudamericano

Leo Matiz

Alla galleria Cà di Frà di Milano arriva oggi una selezione di opere del fotografo colombiano Leo Matiz.
Leo nacque nel 1917 in Colombia ad Aracataca, la città che Gabriel García Marquéz, nato dieci anni dopo, avrebbe trasformato nell’immaginaria Macondo del suo romanzo “Cent’anni di solitudine”.
Dopo le prime esperienze nel disegno artistico, trova nella fotografia il mezzo che verso la fine degli anni ’40 lo porterà ad essere riconosciuto come uno dei fotografi più importanti del secolo. La tradizione della fotografia sociale colombiana nasce con lui. Leo tuttavia non si limita a fotografare il suo paese, ma viaggia nell’America Latina riportando immagini fortemente improntate dalla grande vitalità sudamericana espressa nei volti delle persone e nell’operosità di un’umanità costantemente in lotta per una vita migliore.

Pur immerso nel clima culturale internazionale della sua epoca, riesce a sfuggire ai cliché più retorici consegnando al tempo osservazioni spogliate da ogni giudizio moralisteggiante o ideologico. In questo senso l’opera di Leo Matiz, scomparso nel 1998, continua a parlarci di un mondo di sensibilità e fascinazioni indissolubilmente mescolato a questa esperienza irripetibile che chiamiamo vita.


LEO MATIZ
Inaugurazione: 19 giugno, ore 18:00 – 21:00
Periodo: 20 Giugno – 25 luglio 2008
Sede: Galleria CÀ DI FRÀ, Via Carlo Farini 2, Milano
Tel.: +39 02 29002108
Orario: lunedì-venerdi’ 10.00-13.00 / 15.00-19.00; sabato su appuntamento

giovedì 19 giugno 2008 at 9:33 3 commenti

Ritrovarsi a Torino

Milan l'è un Gran Milan

Questa qui sopra è l’unica fotografia di Milano che ho scattato ieri. L’ho realizzata in stazione subito prima di prendere il regionale del ritorno. Un piccolo souvenir.

La metropoli ambrosiana mi ha accolto nel suo vestito “grigio fumo” più caratteristico. All’inizio della camminata vagante dalla Centrale alla Triennale, ho visto diverse gru al lavoro per i nuovi edifici dell’Expo 2015. Non si perde davvero tempo qui. Dopo una breve sosta per riabbracciare un caro amico, sono stato persino raggiunto da un unico timido raggio di sole, in stile Miracolo a Milano. Alla fine del vario gironzolare, una fitta, ma gradevole, pioggerellina di questo autunno fuori stagione mi ha infine tenuto compagnia attraverso il Parco Sempione fino alla sede dell’incontro.

©2008 Mariella Guerra

Il convegno è andato proprio bene. In sala la mia compagna e mio fratello fornivano il loro insostituibile supporto. Tra gli intervenuti c’erano anche alcuni amici fotografi, non solo di Milano, che ringrazio ancora della loro affettuosa presenza.

Sentir parlare il prof. Giampaolo Nuvolati della figura del flâneur è stata un’esperienza davvero formativa. Come mi era già capitato leggendo il suo libro, ho ritrovato nella sua relazione molti aspetti del mio agire, fino a questi ultimi tempi praticato per pura e semplice intima convinzione. Ora finalmente sento di poter lavorare all’interno di un quadro teorico definito e convincente. Anche la relazione del prof. Duccio Demetrio mi ha suggerito nuove profondità, legate all’essenza stessa del camminare come prima ed insostituibile esperienza vitale.

©2008 Mariella Guerra

In ultimo, prendo atto con soddisfazione che la videoproiezione di una scelta d’immagini dalle mie serie fotografiche Scene di passaggio (Soap Opera) e Olimpia, ha riscosso un vivo interesse tra i presenti.

Durante il ritorno in treno è poi giunta notizia che gli Azzurri avevano vissuto l’avverarsi dell’ennesimo “miracolo” calcistico nazionale. Non c’entra niente, lo so, ma fa un effetto piacevole.

mercoledì 18 giugno 2008 at 10:02 2 commenti

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