Holga, chi era costei?

venerdì 20 giugno 2008 at 0:07 6 commenti

Holga

Segnalo brevemente un post apparso l’altro giorno sul blog Lo specchio incerto di Rosa Maria Puglisi che ha suscitato un paio di commenti miei ed uno di Sandro Iovine. Penso possa essere d’interesse anche per i lettori del mio blog darvi un’occhiata. Basta cliccare sulla fotografia qui sopra.

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Un leone sudamericano …tanto per passare il tempo

6 commenti

  • 1. cielidirlanda  |  venerdì 20 giugno 2008 alle 11:06

    Sì, sì, sì, lascio un commento davvero volentieri a questo post che leggo con entusiasmo.
    Sono anche andata a dare una sbirciatina al blog Lo specchio incerto dove ho letto i commenti.
    Allora, cominciamo con il dire che il nome di questa macchina fotografica mi è simpatico e poi visto che è stata definita “giocattolo per creativi” ho deciso che me la devo assolutamente comprare!!! Agevolata dal fatto che è stato detto che è di facile utilizzo (sorry, sai i miei problemi con i tecnicismi).
    Lo so che tu sei equilibrato e ho letto i tuoi commenti “severi” e ligi al dovere del buon fotografo, ma ormai son lanciata con gli sperimentalismi estremi (alla faccia dell’autofocus della mia Canon che non ho ancora capito come funziona).
    Vado a vedere i prezzi di Holga.
    Sì, sì, sì, Cierlidirlanda in giro per la città (CAMMINANDO OVVIAMENTE :-))) ) con la sua Holga. Suona pure bene.
    Ciao e complimenti per il post!!!!

  • 2. luigiwalker  |  venerdì 20 giugno 2008 alle 11:36

    Scusami la pignoleria Cielidirlanda, ma mi sono sentito in dovere di fare un po’ di controllo ortografico sul tuo commento, giusto perché l’italiano sopravvivesse a tanto entusiasmo!

    Per il resto, l’unica regola è che non esistono regole, per cui ben venga il camminare per strada in compagnia di Holga piuttosto che di una reflex 🙂

    Divento severo solo quando i liberissimi giochi privati, che faccio anch’io e qualcuno lo esibisco anche in questo blog, vengono presentati in contesti d’arte contemporanea con tanto di elucubrazioni concettuali d’accompagnamento.

    Approfitto del tuo graditissimo commento, per proporti anche un altro gioco, preventivo. Metti la parola “Holga” su Google nella sezione “immagini”. Se dopo aver visto la stessa foto fatta da centinaia di persone diverse sentirai ancora lo slancio creativo di comprarti una Holga, ti faccio il mio augurio di buon divertimento 😉

    Un abbraccio.

  • 3. Sandro  |  giovedì 10 luglio 2008 alle 11:34

    Ciao,
    come tu sai non amo molto scrivere e di conseguenza partecipare a chiacchierate virtuali. Stavo però facendo una riflessione su ciò che ho qui appena letto. Mi faccio guidare dallo slancio.
    Da tempo ho ormai notato che molte persone sono attratte dai tecnicismi e, in opposto, altre ne sono respinte.
    Mi sembra che spesso questi ultimi abbiano la tendenza a mitizzare una dimensione “più umana, più naturale” come una condizione del paradiso perduto. Il tecnicismo in sè (per quanto sofisticato possa essere) non lo vivo né come un male né come un bene. Credo. Almeno questo mi viene da pensare se guardo alla storia maestra (e mi tornano in mente le parole di una mia vecchia insegnante).
    Da Vinci era un artista che ha concepito macchine straordinarie. Il massimo della tecnologia del tempo.
    Senza scomodare l’antico concetto greco di aretè, credo che troppo spesso si veda un alone nero davanti alla tecnica (a cui gli artigiani attingono) ed uno aureo davanti alla “arte” (di cui solo gli artisti sarebbero i depositari).
    In origine i concetti erano uniti. Semplificando (molto), si potrebbe dire forse che sono due aspetti della stessa cosa? Forma e contenuto. Anche intercambiabili. In Cina, che non sono figli del pensiero greco, non si distingue così tanto come facciamo noi “Occidentali”, tra forma e contenuto. La loro scrittura rispecchia perfettamente questo esempio. La forma è essa stessa contenuto e viceversa. Indissolubili.
    Ovvio che allo stesso modo non ha senso mitizzare l’aspetto tecnico come la via umana verso la soluzione di tutti i problemi.
    Ci sarebbe da approfondire molto. Spero di essere stato chiaro. Spero. Mi fermo qui. Come sempre, pronto a cambiare opinione.
    A quando una chiacchierata davanti ad una birra o sul treno per Milano verso quel giro che dovevamo fare e che ancora non si è fatto?
    A presto.
    Sandro

    P.S. Scusa eventuali errori ortografici

  • 4. luigiwalker  |  giovedì 10 luglio 2008 alle 15:57

    Ciao Sandro,
    per birra e Milano direi ormai di “rimandarci” ad agosto- settembre 😉
    Per gli errori ortografici, non temere, ho deciso di posare la penna rossa e la parrucca bionda della maestrina.

    Quanto alla questione forma versus contenuto direi, parodiando un po’ McLuhan, che “la forma è il contenuto”. Nel caso specifico della fotografia, penso inoltre che forma e tecnica siano sinonimi perché una data forma è ottenibile proprio con un particolare strumento fototecnico messo in azione con un preciso comportamento e non un altro.

    In strettissima sintesi, se scegli di usare una Holga invece di una Hasselblad stai già riempiendo di un contenuto molto preciso il tuo operare. Sei poi fai scattare la Holga danzando una polka o invece blocchi l’Hasselblad in bolla su un cavalletto, il contenuto si precisa ancora di più.

    Le mie critiche recenti, non sono quindi a favore o contro la Holga in quanto tale, ma verso il suo uso INCONSAPEVOLE e massificato, leggi modaiolo, che si accontenta di lasciarla interferire con comportamenti consueti credendo che i suoi peculiari difetti tecnici riempiano AUTOMATICAMENTE di contenuti “creativi” fotografie altrimenti insignificanti.

    In sostanza, ogni scelta tecnica, di apparecchiatura e d’uso, CONTIENE un pensiero, inteso anche come forma, o almeno dovrebbe. Quel pensiero, posto che ci sia, può risultare perfettamente espresso dalla tecnica prescelta o risultarne ostacolato, frammentato, intorbidato. Fin qui, nulla di nuovo.

    Il nuovo, e inquietante, sono quelle persone che comperano in negozio il pensiero insieme alla macchina. Per la serie: “Mi compro una Holga perché vignetta e sfoca, così le foto mi vengono finalmente belle, strane, oniriche e poeticissime invece di quelle banali e noiosissime che mi escono fuori quando adopero le solite fotocamere”.

    Augh! Ho detto 😉

    Un abbraccio.

  • 5. sandro  |  venerdì 11 luglio 2008 alle 2:15

    Mi sono accorto che ero un po’ off topic. Quando ho iniziato a scrivere ero stato più che altro colpito dall’affermazione di “cielidirlanda” a proposito della semplicità della Holga o della difficoltà di comprendere l’uso dell’autofocus. Avevo trovato questo, uno spunto per il mio monologo. Per quanto riguarda la Holga concordo su tutta la linea.
    Per forma e contenuto, beh, mi sento Cinese (ma non per quanto riguarda il mio modo di vestire :- )

    A presto.
    Sandro

  • 6. luigiwalker  |  venerdì 11 luglio 2008 alle 9:29

    Topic o non topic il tuo commento è stato molto interessante e ti ringrazio Sandro 🙂

    Aggiungo solo che io sono e mi sento Veneto. Marco Polo è quindi un mio diretto antenato. Ben venga allora un nuovo viaggio in Cina. C’è stato però un grande genovese che diceva di aver trovato la rotta giusta per questo viaggio: “Buscar el Levante por el Poniente”. Chissà quindi che anche stavolta cercando la Cina non si finisca invece per (ri)scoprire l’America! 😀

    In gamba e alla prossima.


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